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Chi conosce il vino ha un'arma in più per sedurre. Non è solo un luogo comune: è grande il potere di fascinazione del vino giusto, da condividere con la persona del cuore. Perché da sempre è nota la capacità del nettare degli dei (questa definizione la dice lunga) di creare l'atmosfera migliore per un incontro romantico, complici magari i sommelier-cupido. Questo articolo è un’occasione di conoscerli e di ascoltare i loro consigli.

Nell’era della comunicazione ad oltranza, da alcuni anni sono nati seminari di vino & seduzione, wine dating, libri e siti internet (famoso quello di Alessandra Rotondi, Wine Seduction, che spopola in Usa) che coniugano la passione per il buon bere all’arte di corteggiare. Anche se oggi gli strumenti per questa ricerca si affidano al web, la curiosità per il binomio vino-amore si perde nella notte dei tempi, come già ci insegnano Epicuro e Aristotele con la filosofia greca che mirava alla ricerca della felicità e del piacere attraverso l’ebbrezza, grazie alla quale conoscere i segreti del dio Eros.

Ingredienti fondamentali sono il desiderio di condividere e una persona speciale che ci fa battere il cuore, poi la scelta del vino è del tutto soggettiva. Se lo Champagne resta un evergreen, vero e proprio jolly per ogni occasione (anche perché difficilmente con un buon Champagne si sbaglia abbinamento col cibo), fin troppo facile da citare, un po’ meno scontati sono i vini uggeriti in questa non-classifica da cuochi, sommelier e wine writer. 

L’unico a non scostarsi troppo dalle bollicine francesi è Moreno Cedroni, chef della Madonnina del Pescatore a Senigallia, che però le consiglia in versione rosa: “Un Billecart-Salmon Brut Rosè è perfetto per conquistare lei. È fine, dal profumo avvolgente e il colore particolare attraverso cui ammirare il perlage, già seduce lo sguardo. L’ideale è servirlo in un flûte ampio”. 

Vada allora per le bollicine in rosa, ma italiane e fresche di Docg. Per Andrea Grignaffini, direttore di Spirito diVino, al successo della serata potrà contribuire il Cruasè dell’Oltrepò, uno spumante metodo classico da pinot nero, prima denominazione d’origine controllata e garantita di rosato. “Un vino ammiccante e femminile – spiega Grignaffini – che non manca di appeal anche per l’uomo che vuole bere senza troppi gradi alcolici ma con un tocco di colore”.

Anche il sommelier dell’Osteria Francescana di Modena non abbandona il filone bollicine, innegabilmente sexy. La bottiglia proposta da Giuseppe Palmieri è un prosecco, il Costadilà di Mauro Lorenzon: un vino a fermentazione naturale, senza aggiunta di zuccheri e solforosa, non chiarificato che, grazie ai suoi lieviti indigeni, matura fini bollicine rimanendo in bottiglia con il proprio “fondo”. E per valorizzare questo aspetto, Palmieri consiglia di capovolgerlo delicatamente poi servirlo in bicchiere tipo Borgogna piccolo, dove ammirare i lieviti in sospensione. 

Dal prosecco si passa al Franciacorta nell’immaginario di seduzione di Antonino Cannavacciuolo chef del ristorante Villa Crespi a Orta San Giulio. Per lui Cuvée Annamaria Clementi 2002 – Ca’ Del Bosco. “Grazie all’affinamento in bottiglia, di almeno sette anni, a contatto con i lieviti – spiega – si ottiene un grande vino color oro e dal perlage finissimo. Poi si è conquistati dal profumo di straordinaria complessità e dal sapore pieno e persistente”. Ma Cannavacciuolo è altrettanto stregato dai profumi della sua terra d’origine, così indica a pari merito nella sua personale classifica della seduzione, il Fiorduva di Marisa Cuomo, un Furore bianco da uve surmature di Fenile, Ginestra e Ripoli dalla personalità spiccata. Giallo carico con riflessi oro, l’odore riporta all’albicocca, ai fiori di ginestra, alla frutta esotica ed è incredibilmente morbido al palato. 

Con Cannavacciuolo abbiamo lasciato le bollicine per partire alla volta del Sud Italia. E scendiamo in Sicilia col suggerimento del sommelier della Pergola del Rome Cavalieri. Secondo Marco Reitano il vino complice in amore deve vantare una bella dinamica in bocca, quindi è perfetto un bianco giovane come l’Etna bianco di Benanti, intrigante, minerale, che si beve con facilità in un bel calice ampio a tulipano, con un lungo stelo che ha sempre il suo fascino. 

Per Gennaro Esposito, invece, è la Biancolella d’Ischia Frassitelli 2009 il vino della seduzione, “perché è fresco, aromatico, floreale e possiede nerbo ed eleganza insieme”. Ma anche per lo chef della Torre del Saracino a Vico Equense si deve segnalare un exaequo: con il Vento del Sannio, Capolino Berlingieri, “speziato, ricco e morbido – dice lo chef – seduce al primo sorso”. Un vino strutturato e importante, ma non “ruffiano”, da vitigni che parlano la lingua del territorio ma tra trattati con tecniche moderne.

Si arriva così ai rossi, numericamente in minoranza nella top ten della seduzione. Quello scelto da Fulvio Pierangelini è un Fleurie del Beaujolais, rosso, leggero e profumato, giovane e fresco. “Deliziosamente snob, profumato di rosa e di giaggiole – dice Pierangelini – non vuole calici costosi ma un bel bicchiere da acqua”. 

Resta nell’ambito del rosso Enrico Crippa, chef del Piazza Duomo di Alba, e sceglie il Monsordo (Cabernet, Merlot, Syrah e Nebbiolo) un Langhe rosso di Ceretto, “in grado – spiega – di infondere un’a llegria particolare anche alle serate che partono ’freddine’. E poi è seducente la bottiglia che è nuda, senza etichetta, giustamente formosa”.

E dal Piemonte terra di Nebbiolo, eccoci in Toscana dove non poteva mancare il Sangiovese. Andrea Gori, sommelier, ristoratore e wine blogger, non ha dubbi. La seduzione passa da un Brunello di Montalcino come il Poggio di Sotto, “che spiazza con la forza nascosta in un bicchiere dal colore non aggressivo”. 

Articolo gentilmente concesso dalla rivista L’Espresso.